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RPCT e struttura di supporto: ultime istruzioni di ANAC

di: Rosalisa Lancia

Tempo di lettura:10–15 minuti

Con la raccomandazione del 10 giugno 2026, ANAC ribadisce che il RPCT deve disporre di un supporto effettivo e proporzionato alle dimensioni, alla complessità e al livello di rischio dell’ente. Il contributo ne illustra le implicazioni organizzative e propone una griglia di verifica sull’efficacia del supporto a beneficio dell’organo di indirizzo.

  1. La raccomandazione ANAC del 10 giugno 2026

Con atto deliberato nell’adunanza del 10 giugno 2026, ANAC ha formulato nei confronti di un ente pubblico articolato in più sedi territoriali una specifica raccomandazione riguardante l’organizzazione del supporto al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. L’intervento è stato adottato ai sensi dell’art. 11, comma 1, lettera b), del Regolamento sull’esercizio dell’attività di vigilanza in materia di prevenzione della corruzione, approvato con Delibera ANAC n. 307 del 23 luglio 2025. L’Autorità ha raccomandato all’amministrazione di:

  • valorizzare l’ufficio di supporto al RPCT;
  • assegnare personale amministrativo dedicato, anche a tempo parziale;
  • individuare referenti formalmente incaricati presso le sedi e le strutture distaccate;
  • assicurare un’interlocuzione costante tra i referenti e il RPCT;
  • mettere a disposizione del Responsabile risorse per la formazione, i software e gli ulteriori beni o servizi funzionali alla trasparenza e alla compliance anticorruzione.

Il profilo di maggiore interesse non risiede soltanto nel contenuto delle misure indicate, ma nel collegamento che ANAC stabilisce tra tali misure e le caratteristiche dell’ente destinatario, contraddistinto da un’organizzazione complessa, da una pluralità di articolazioni territoriali e da un organico consistente. Il provvedimento consente, pertanto, di rafforzare un principio di portata generale: la nomina del RPCT deve essere accompagnata da condizioni organizzative, professionali e strumentali concretamente adeguate alle funzioni attribuitegli.

 

  1. Il RPCT non può operare in isolamento

La prevenzione della corruzione non può essere ricondotta alla sola responsabilità individuale del RPCT. Il Responsabile esercita funzioni di impulso, coordinamento, vigilanza e controllo che attraversano l’intera organizzazione. Per svolgerle deve poter conoscere i processi, acquisire tempestivamente dati e documenti, verificare l’attuazione delle misure e interloquire con i soggetti che gestiscono le attività maggiormente esposte al rischio. Tra i principali ambiti di intervento rientrano:

  • la predisposizione della programmazione anticorruzione e trasparenza;
  • l’analisi del contesto interno ed esterno;
  • la mappatura dei processi;
  • l’identificazione, la valutazione e il trattamento dei rischi;
  • il monitoraggio delle misure;
  • la verifica degli obblighi di pubblicazione;
  • la gestione dell’accesso civico semplice;
  • il presidio delle procedure di whistleblowing;
  • la vigilanza in materia di inconferibilità e incompatibilità;
  • la predisposizione della relazione annuale;
  • l’interlocuzione con ANAC e con gli altri soggetti istituzionali competenti.

L’esercizio di tali funzioni richiede informazioni provenienti da aree organizzative differenti: contratti pubblici, personale, contabilità, patrimonio, incarichi, procedimenti amministrativi, sistemi informativi, gestione documentale e controlli interni. Il RPCT non è chiamato a formare personalmente tutti i dati, né a sostituirsi ai responsabili dei processi. Deve, tuttavia, poter contare su un sistema organizzato che assicuri la disponibilità delle informazioni, il rispetto delle scadenze e la collaborazione delle strutture competenti. L’isolamento organizzativo produce, al contrario, un duplice effetto negativo: concentra impropriamente sul Responsabile attività che appartengono all’intera amministrazione e riduce la prevenzione della corruzione a un adempimento prevalentemente documentale, privo di un effettivo collegamento con la gestione dei processi. L’effettività del ruolo richiede, pertanto, poteri di interlocuzione, accesso agli atti, collaborazione interna e disponibilità di risorse adeguate.

 

  1. Ufficio dedicato, struttura di supporto e referenti

La raccomandazione del 2026 richiama espressamente il PNA 2019, secondo il quale è altamente auspicabile che il RPCT disponga di una struttura organizzativa adeguata, sia sotto il profilo della qualità del personale sia sotto quello dei mezzi tecnici. ANAC non prescrive, tuttavia, un’unica soluzione. Dalle indicazioni dell’Autorità possono essere ricavati tre principali modelli organizzativi.

Ufficio dedicato

L’ufficio dedicato rappresenta la soluzione maggiormente strutturata. È composto da personale stabilmente assegnato alle attività di prevenzione della corruzione e trasparenza e può risultare appropriato nelle amministrazioni:

  • di grandi dimensioni;
  • articolate in numerose strutture;
  • caratterizzate da un elevato numero di processi;
  • esposte a rischi significativi;
  • soggette a consistenti obblighi di controllo e monitoraggio.

La costituzione dell’ufficio deve essere accompagnata dalla chiara individuazione delle competenze, delle responsabilità e delle risorse necessarie al suo funzionamento.

 

Struttura di supporto non esclusiva

Quando non sia possibile istituire un ufficio autonomo, il RPCT può avvalersi di personale appartenente ad altre unità organizzative. In tale ipotesi, la collaborazione non dovrebbe rimanere affidata a prassi informali, ma essere disciplinata attraverso specifici atti organizzativi che individuino:

  • i soggetti coinvolti;
  • i compiti assegnati;
  • il tempo destinato alle attività;
  • i flussi informativi;
  • le scadenze;
  • le modalità di coordinamento.

La struttura può non essere destinata esclusivamente alla prevenzione della corruzione. Il PNA 2019, richiamato dalla raccomandazione, prospetta infatti una possibile integrazione con le funzioni di audit, controllo interno, performance e miglioramento organizzativo, valorizzando l’apporto di competenze multidisciplinari.

 

Rete dei referenti

Negli enti articolati in più sedi, aree, dipartimenti o strutture territoriali può risultare opportuna la costituzione di una rete di referenti. Il referente rappresenta il punto di raccordo tra il RPCT e la struttura di appartenenza. Può essere incaricato di:

  • raccogliere e trasmettere dati e documenti;
  • collaborare alla mappatura dei processi;
  • verificare lo stato di attuazione delle misure;
  • segnalare criticità, ritardi o modifiche organizzative;
  • diffondere le indicazioni del RPCT;
  • partecipare alle attività di monitoraggio.

Come anche chiarito dal PNA 2022, i referenti non sostituiscono il Responsabile né assumono autonomamente le funzioni attribuitegli dalla legge. La loro presenza consente, tuttavia, una conoscenza più capillare dell’organizzazione e un presidio più efficace delle sue articolazioni.

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  1. Il principio di proporzionalità organizzativa

La raccomandazione del 10 giugno 2026 non può essere interpretata come imposizione generalizzata di un ufficio dedicato, composto da più unità di personale, in ogni amministrazione. Le indicazioni formulate da ANAC dipendono dalla concreta configurazione dell’ente destinatario: dimensione significativa, pluralità di sedi e articolazione organizzativa complessa. La regola che emerge è quella della proporzionalità organizzativa. Il supporto deve essere commisurato alla reale complessità dell’amministrazione. Il suo dimensionamento richiede la valutazione di una pluralità di fattori che vanno considerativi in relazioni ad elementi specifici dell’ente, come rappresentato in maniera schematica nella seguente tabella:

Fattore Elementi da considerare
Dimensione dell’ente Numero di dipendenti, dirigenti e unità organizzative
Articolazione organizzativa Dipartimenti, direzioni, strutture autonome e organismi collegati
Articolazione territoriale Sedi periferiche, uffici distaccati e strutture decentrate
Complessità dei processi Numero, varietà e rilevanza dei procedimenti gestiti
Esposizione al rischio Contratti, autorizzazioni, controlli, concessioni, sovvenzioni e risorse amministrate
Volume degli adempimenti Obblighi di pubblicazione, monitoraggi, segnalazioni e verifiche
Competenze disponibili Professionalità amministrative, giuridiche, contabili, informatiche e organizzative
Livello di digitalizzazione Sistemi informativi, interoperabilità, strumenti di monitoraggio e qualità dei dati
Criticità pregresse Ritardi, omissioni, rilievi, eventi corruttivi, segnalazioni o raccomandazioni
Cambiamenti organizzativi Riorganizzazioni, nuove funzioni, incremento delle risorse o ampliamento delle attività

L’adeguatezza non dipende, quindi, dalla mera esistenza formale di un ufficio, ma dalla sua capacità effettiva di sostenere il RPCT. Un ufficio nominalmente costituito, ma privo di personale, competenze o strumenti, non garantisce l’effettività del sistema. Allo stesso modo, una struttura non esclusivamente dedicata può risultare pienamente adeguata quando compiti, tempi, responsabilità e modalità di collaborazione siano chiaramente definiti.

 

  1. Personale, competenze e flussi informativi

La qualità del supporto non dipende esclusivamente dal numero delle persone assegnate. La natura trasversale della prevenzione della corruzione richiede l’integrazione di competenze differenti. La tabella seguente correla le principali professionalità al contributo che ciascuna di esse può offrire al sistema.

Competenza Contributo al sistema di prevenzione
Giuridico-amministrativa Interpretazione normativa, procedimenti, conflitti di interessi e inconferibilità
Organizzativa Analisi dei processi, responsabilità, misure e assetti interni
Contratti pubblici Mappatura e monitoraggio delle procedure di affidamento e dell’esecuzione
Economico-contabile Bilanci, pagamenti, incarichi e gestione delle risorse
Informatica Sicurezza dei sistemi, flussi digitali, software e qualità dei dati
Trasparenza e accesso Pubblicazioni, accesso civico e controllo dell’aggiornamento
Protezione dei dati Bilanciamento tra obblighi di pubblicazione e tutela della riservatezza
Audit e controllo Indicatori, verifiche, monitoraggio e azioni correttive
Gestione documentale Protocollo, fascicolazione, conservazione e reperibilità degli atti

Non è necessario che tutte le competenze siano concentrate in una sola unità organizzativa. Possono essere distribuite tra più strutture, purché l’amministrazione definisca un sistema stabile e verificabile di collaborazione. Sotto questo profilo, assume particolare rilievo la disciplina dei flussi informativi. L’assetto organizzativo dovrebbe chiarire la fonte, la trasmissione e la modalità di utilizzo del dato da parte del RPCT. Il supporto al RPCT è, pertanto, anche un sistema di responsabilità e di circolazione delle informazioni, debitamente organizzati.

 

  1. Formazione, strumenti tecnici e disponibilità delle risorse

Un profilo particolarmente significativo della raccomandazione riguarda la possibilità per il RPCT di disporre delle risorse necessarie all’acquisizione di beni e servizi collegati alla trasparenza e alla compliance anticorruzione. ANAC richiama espressamente:

  • la partecipazione a iniziative formative;
  • l’acquisizione di software specifici;
  • la disponibilità di beni e servizi necessari alla gestione dei processi;
  • l’esigenza di rendere effettivo, e non soltanto formale, il sistema di prevenzione.

Il riferimento all’autonomia non deve necessariamente tradursi nell’attribuzione al RPCT di un autonomo centro di spesa o di competenze gestionali estranee al ruolo. L’obiettivo consiste, piuttosto, nell’evitare che l’accesso alla formazione e agli strumenti tecnici sia subordinato a procedure incompatibili con la tempestività e l’efficacia delle funzioni. Le possibili soluzioni organizzative comprendono:

  • uno stanziamento dedicato nel bilancio;
  • una specifica voce nel budget della struttura;
  • la programmazione annuale delle esigenze formative;
  • modalità definite per la presentazione e l’autorizzazione delle richieste del RPCT;
  • l’acquisizione di strumenti condivisi con audit, controlli interni o performance;
  • l’accesso a banche dati e applicativi per il monitoraggio;
  • il ricorso a supporti specialistici per attività circoscritte.

La formazione del RPCT e, conseguentemente, della struttura di supporto assume, in questo quadro, un rilievo autonomo. Il PNA 2019 sottolinea l’esigenza di una progressiva professionalizzazione del ruolo, fondata sull’acquisizione di conoscenze e competenze relative ai metodi e agli strumenti di gestione del rischio. La formazione non dovrebbe quindi essere occasionale, ma inserita nella programmazione ordinaria dell’ente e calibrata sulle funzioni effettivamente esercitate.

 

  1. Le soluzioni per enti piccoli, medi e complessi

L’applicazione del principio di proporzionalità, congiuntamente alla necessità di assicurare al RPCT un supporto effettivo, conduce all’adozione di modelli organizzativi differenti delineati a seconda dell’organizzazione interna dell’ente.

Tipologia organizzativa Possibile modello di supporto
Ente di dimensioni minime e privo di personale Collaborazione formalizzata dell’organo di indirizzo; individuazione dei responsabili dei flussi; calendario degli adempimenti; monitoraggio collegiale; supporti specialistici circoscritti
Ente con pochi dipendenti Una o più unità individuate a supporto non esclusivo; compiti formalizzati; tabella dei flussi; riunioni periodiche con il RPCT
Ente di medie dimensioni Gruppo multidisciplinare; personale stabilmente assegnato; referenti delle aree maggiormente esposte; strumenti condivisi di monitoraggio
Ente grande o caratterizzato da elevata complessità Ufficio dedicato; più unità amministrative; competenze specialistiche; risorse e strumenti specifici
Ente articolato territorialmente Struttura centrale di supporto e rete formalizzata di referenti presso le sedi periferiche

Negli enti di dimensioni minime non sarebbe ragionevole pretendere la costituzione di un ufficio autonomo e permanente. In tali realtà il supporto può essere garantito attraverso la collaborazione formalizzata dell’organo di indirizzo, l’assegnazione dei flussi ai soggetti che detengono le informazioni, la definizione delle scadenze, la calendarizzazione delle verifiche e l’acquisizione degli strumenti strettamente necessari.

Negli enti di maggiori dimensioni, invece, la complessità dei processi e la pluralità delle strutture rendono difficilmente sostenibile un modello fondato esclusivamente sulla collaborazione occasionale degli uffici. Al crescere dell’organizzazione devono crescere:

  • la consistenza del personale assegnato;
  • la stabilità della struttura;
  • la multidisciplinarità delle competenze;
  • la capillarità dei referenti;
  • il livello di formalizzazione dei flussi;
  • la disponibilità di strumenti tecnici e risorse.

Il supporto specialistico esterno può integrare le competenze dell’amministrazione, fornire formazione e contribuire alla predisposizione di strumenti operativi. Non può, tuttavia, sostituire la responsabilità interna nella formazione dei dati, nell’adozione delle decisioni e nell’attuazione delle misure.

 

  1. La formalizzazione dell’assetto organizzativo

La struttura di supporto dovrebbe essere formalizzata mediante un atto dell’organo di indirizzo, l’atto di nomina del RPCT, il PIAO, il PTPCT o altro atto coerente con l’ordinamento dell’ente. La formalizzazione non costituisce un mero passaggio documentale. Essa consente di rendere conoscibili e verificabili il modello organizzativo prescelto, le responsabilità attribuite e le condizioni poste a presidio dell’effettività del ruolo. In tale prospettiva, l’atto dovrebbe disciplinare almeno i seguenti elementi, ovvero Composizione della struttura, modalità di coordinamento, compiti attributi, flussi informativi e poteri di interlocuzione, coordinamento periodico, coordinamento delle La definizione di tali elementi evita che il supporto dipenda esclusivamente dalla disponibilità occasionale dei singoli uffici e consente all’organo di indirizzo di verificarne periodicamente l’adeguatezza.

 

  1. Istruzioni operative per l’organo di indirizzo – Checklist

Al fine di connotare operativamente le istruzioni fornite da ANAC con la raccomandazione in esame, si fornisce la seguente checklist che può essere utilizzata dall’organo di indirizzo per verificare se la struttura di supporto al RPCT risulti coerente con le caratteristiche dell’ente.

Verifica Esito Azione eventualmente necessaria
Il RPCT dispone di soggetti formalmente incaricati di collaborare? Sì/No Individuare personale o referenti e formalizzarne i compiti
Sono identificati i responsabili dei principali flussi informativi? Sì/No Approvare una tabella con dati, responsabili e scadenze
Sono stabiliti termini per la trasmissione di documenti e informazioni? Sì/No Definire un calendario periodico
Il RPCT può accedere tempestivamente agli atti dell’ente? Sì/No Formalizzare i poteri di interlocuzione e accesso
Il supporto comprende competenze amministrative, contabili, informatiche e giuridiche adeguate? Sì/No Integrare le professionalità disponibili
Le strutture decentrate dispongono di referenti? Sì/No/N.A. Individuare referenti locali ove necessari
Sono previste riunioni periodiche con il RPCT? Sì/No Definire periodicità e modalità di verbalizzazione
È programmata una formazione continuativa? Sì/No Inserire le esigenze nella programmazione formativa
Sono disponibili strumenti informatici e tecnici adeguati? Sì/No Valutare software, banche dati o strumenti condivisi
Sono previste risorse per formazione e servizi specialistici? Sì/No Individuare uno stanziamento o una procedura dedicata
Le criticità segnalate dal RPCT sono esaminate dall’organo di indirizzo? Sì/No Definire un flusso di reporting e riscontro
La struttura è proporzionata al numero di dipendenti, sedi e processi? Sì/No Ridimensionare o rafforzare il modello
L’effettivo funzionamento del supporto viene verificato annualmente? Sì/No Inserire la verifica nel monitoraggio anticorruzione
Il modello viene aggiornato in caso di riorganizzazioni o nuove funzioni? Sì/No Prevedere una revisione periodica

Resta inteso che la checklist non sostituisce la valutazione organizzativa dell’amministrazione. Consente, tuttavia, di documentare il percorso attraverso il quale l’organo di indirizzo ha verificato l’adeguatezza del modello adottato.

 

Conclusioni

La raccomandazione ANAC del 10 giugno 2026 ribadisce che l’efficacia del sistema di prevenzione della corruzione non dipende esclusivamente dalla qualità formale della programmazione o dalle capacità individuali del RPCT. Il Responsabile deve essere inserito in una rete organizzativa che gli consenta di acquisire informazioni, coordinare le misure, verificare gli adempimenti e intervenire sulle criticità.

Né la normativa, nè la regolamentazione attuativa forniscono un modello uniforme. Negli enti grandi, complessi o articolati territorialmente possono rendersi necessari un ufficio dedicato, più unità amministrative, referenti locali, risorse specifiche e strumenti evoluti. Negli enti di dimensioni ridotte può risultare adeguata una struttura più essenziale, purché siano chiaramente definiti i flussi, le responsabilità, le scadenze e le modalità di collaborazione.

L’autonomia organizzativa riconosciuta alle amministrazioni non elimina l’esigenza di garantire l’effettività del ruolo. Impone, piuttosto, di individuare una soluzione coerente con la concreta configurazione dell’ente e di motivarne l’adeguatezza.

La regola operativa è semplice può essere così sintetizzata: il supporto al RPCT deve essere commisurato alle dimensioni, all’articolazione e all’esposizione al rischio dell’ente; in ogni caso, deve risultare effettivo, formalizzato, dotato delle necessarie competenze e periodicamente verificato.